Personaggi

Ugo Foscolo

Il 6 febbraio è l’anniversario della nascita (nel 1778) del poeta e scrittore italiano di origine greca Niccolò Foscolo, conosciuto come Ugo Foscolo (1778-1827).

it.wikipedia.org/wiki/Ugo_Foscolo

Già più volte ho parlato di lui:

www.bitoteko.it/esperanto-vivo/2018/02/06/ugo-foscolo/

www.bitoteko.it/esperanto-vivo/2018/11/02/ugo-foscolo-dei-sepolcri/ 

www.bitoteko.it/esperanto-vivo/2019/02/06/ugo-foscolo-2/

Oggi mi limito a presentare un suo sonetto, in italiano e in una delle sue traduzioni in Esperanto.

Foscolo morì esule a Londra, e fu sepolto nel cimitero inglese di Chiswick, dove una lapide ancora lo ricorda; nel 1871, per celebrare il decimo anniversario della nascita del Regno d’Italia, i suoi resti vennero traslati a Firenze, nella Basilica di Santa Croce che il poeta aveva cantato nel carme “De’ Sepolcri”; e nel 1938 gli fu innalzato un monumento funebre, opera di Antonio Berti (1904-1990), di cui allego l’immagine.

it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Berti 

Nell’isola natale (Zakynthos/ Zacinto/ Zakinto/ Zante) c’è un cenotafio del poeta.


IN MORTE DEL FRATELLO GIOVANNI

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo
di gente in gente, me vedrai seduto
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
il fior de’ tuoi gentili anni caduto.

La Madre or sol suo dì tardo traendo
parla di me col tuo cenere muto,
ma io deluse a voi le palme tendo
e sol da lunge i miei tetti saluto.

Sento gli avversi numi, e le secrete
cure che al viver tuo furon tempesta,
e prego anch’io nel tuo porto quiete.

Questo di tanta speme oggi mi resta!
Straniere genti, almen le ossa rendete
allora al petto della madre mesta.

Ugo Foscolo

°°°°°

PRO LA MORTO DE LIA FRATO JOHANO

Se mi ne fuĝos plu de gent’ al gento

vi vidos min sur via tomboŝtono

sidiĝi, frato, kun bedaŭra sento

pri l’ fal’ de via juna florsezono.

Panjo nun peze l’ tagojn fintrenante

pridiras min al cindro kiu mutas,

sed vane mi brakcelas vin konstante;

kaj se de for al domo mi salutas

mi sentas dian spiton kaj korpenon

pro kiuj ŝtormis via viv’ angora,

kaj mi mem celas vian pac-havenon.

Ĉi nuro restas al esper’ fervora!

Fremduloj, tiam mian ĉerkan enon

redonu al patrina sin’ dolora.

Ugo Foscolo, trad. Gaudenzio Pisoni

(laŭ manuskripto de 1.11.1978)

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