Personaggi

Giuseppe Gioachino Belli

Il 7 settembre è l’anniversario della nascita (nel 1791) del poeta italiano (romano) Giuseppe Gioachino Belli (1791-1863)

it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Gioachino_Belli

famoso, più che per le opere in lingua italiana, per 2279 Sonetti (per un totale di 32.000 versi, il doppio della “Divina Commedia” di Dante Alighieri) in dialetto romanesco, che, come scrisse lo stesso poeta nell’introduzione alla raccolta, costituiscono “un monumento di quello che è… la plebe di Roma”, con “la sua lingua, i suoi concetti, l’indole, il costume, gli usi, le pratiche, i lumi, la credenza, i pregiudizi, le superstizioni”; “una plebe ignorante, comunque in gran parte concettosa ed arguta”, ritratta “col concorso di un idiotismo continuo, di una favella tutta guasta e corrotta, di una lingua infine non italiana e neppur romana, ma romanesca”.

Si tratta, ovviamente, del popolo di Roma del XIX secolo, quando a Roma regnava il Papa

www.bitoteko.it/esperanto-vivo/2017/03/06/mastro-titta/

ed anche il dialetto dei Sonetti di Belli non è quello della Roma del XX secolo (è cambiata perfino la grafia), tanto che si parla di un “romanesco belliano”, plebeo, diverso da quello “borghese” di Cesare Pascarella (1858-1940)

www.bitoteko.it/esperanto-vivo/2017/05/08/cesare-pascarella/

e di Trilussa (1871-1950)

www.bitoteko.it/esperanto-vivo/2017/12/21/trilussa/

Alcune curiosità:

– Belli, per vivere, faceva l’impiegato statale (all’Ufficio del Registro) alle dipendenze dell’amministrazione papalina; per questo, i suoi Sonetti (fortemente anticlericali, critici nei confronti del sistema dominante, spesso sboccati e non esenti da turpiloquio, con un approccio molto disinvolto agli argomenti religiosi) furono pubblicati soltanto dopo la sua morte; anzi, nel testamento Belli aveva disposto che, alla sua morte, i Sonetti fossero bruciati, ma fortunatamente il figlio non rispettò questa ultima volontà;

– in quanto Presidente dell’Accademia dell’Arcadia

www.bitoteko.it/esperanto-vivo/2017/12/18/cristina-di-svezia/

Belli era incaricato della censura artistica; in questa veste pubblica fu così “reazionario” che vietò le opere di William Shakespeare, mentre in sede privata, nei “Sonetti”, mostrava un atteggiamento liberaleggiante;

– malgrado le critiche di Belli nei confronti del Papato, nel 2013 il Vaticano emise un francobollo per il 150° anniversario della morte del poeta;

– nella pagina in italiano di Wikipedia, viene segnalato come eccezionale (data la difficoltà di rendere in altra lingua il dialetto di Belli) il fatto che alcuni Sonetti siano stati tradotti in inglese e francese; bisognerebbe aggiungere che in Esperanto esiste (accessibile in rete) la traduzione di ben 139 di quei Sonetti, probabilmente la più grande raccolta al mondo di versioni da Belli (ad opera di Gaudenzio Pisoni, Umberto Broccatelli, Renato Corsetti, Carlo Sarandrea, Giuseppe Pascucci)

www.bitoteko.it/items/show/9

Trascrivo un sonetto, in romanesco (con la grafia un po’ semplificata, per facilitare la comprensione) e in Esperanto, ed allego:

– la busta primo giorno (FDC) del francobollo italiano del 1963 per il primo centenario della morte di Belli, con l’annullo dell’ufficio postale di Roma viale Trastevere, a due passi dal suo monumento;

– il francobollo vaticano del 2013;

– la copertina del volume di “Sonetti scelti” di Giuseppe Gioachino Belli tradotti in Esperanto, COEDES/ FEI, Milano 1982.


ER CAFFETTIERE FILOSOFO

 

L’ommini de sto Monno so’ ll’istesso
che vvaghi de caffè nner ma
cinino:
c’uno prima, uno doppo, e un antro appresso,
tutti cuanti però vvanno a un distino.

 

Spesso muteno sito, e ccaccia spesso
er vago grosso er vago piccinino,
e ss’incarzeno tutti in zu l’ingresso
der ferro che li sfraggne in porverino.

 

E ll’ommini accusí vviveno ar Monno
misticati pe mmano de la sorte
che sse li ggira tutti in tonno in tonno;

 

e mmovennose oggnuno, o ppiano, o fforte,
senza capillo mai caleno a ffonno
pe ccascà nne la gola de la Morte.

 

Giuseppe Gioachino Belli

°°°°°

LA KAFEJ-MASTRO FILOZOFO

 

La homoj en la mondo agas same

kiel kafgrajnoj en la muelilo,

ĉar unu post alia, rekte, lame

aliras ĉiuj al destin-similo.

 

Okazas lokoŝangoj ofte drame,

malgrandan ŝovas granda kun facilo,

sed ĉiuj amasiĝas laŭprograme,

ĉe pulvoriga, dispremanta ilo.

 

Tiele vivas homoj en ĉi-mondo

intermiksitaj fare de la sorto,

kaj kirle laŭ rutina, ronda rondo.

 

Moviĝas ili lace aŭ kun forto,

sed ja sen scio, laŭ alfunda ondo,

por fali en la faŭkon de la morto.

 

Giuseppe Gioachino Belli, trad. Gaudenzio Pisoni

(el “Elektitaj sonetoj de G.G. Belli”, 1982)

 

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